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"Edison", non un capolavoro, ma fa comunque un figurone

Thomas Alva Edison (interpretato da Benedict Cumberbatch) è un genio, capace di inventare una lampadina della durata di 13 ore, in perenne lotta con il suo rivale George Westinghouse (Michael Shannon).
Chi sarà il primo a risolvere le problematiche del brevetto dell'altro? Chi vincerà la sfida? 
Di una cosa sono convinti entrambi: l’elettricità è una delle chiavi del progresso, della rivoluzione tecnologica. 

Siamo alla fine del 1800, nell’America post guerra civile, le scoperte scientifiche sono all'ordine del giorno. 
Edison e Westinghouse sono due inventori che si scontrano per le loro differenti idee sulla elettricità e non solo. Hanno due caratteri totalmente opposti: più volte infatti i due tentano di avvicinarsi, seppur timidamente, ma i vari tentativi sono inutili. I due sono incompatibili. 

Il protagonista è un brillante, ma ribelle, scienziato, fermamente convinto delle proprie idee. 
Edison è idolatrato dalla gente, ammirato per le sue invenzioni. È una star per l’epoca. 
Cumberbatch è davvero a suo agio in questo ruolo, tanto che, fossimo a dicembre, staremmo già pronosticando una eventuale candidatura agli Oscar.
Incarna alla perfezione un uomo con due personalità: un marito e padre amorevole nel privato, un “mastino” con i suoi collaboratori e avversari. 

Ad arricchire il cast c’è Tom Holland, il nostro giovane Spiderman di quartiere per intenderci, nel ruolo del fedelissimo segretario di Edison. Ormai il ragazzo è una super star e come tale ci si aspetta un gran minutaggio sullo schermo per rappresentare al meglio un personaggio, ma non è proprio così. Il nostro Holland rimane sullo sfondo, un vero peccato. Non abbiamo quindi tempo per poter giudicare la sua performance.

Personaggio molto più interessante è  l’inventore serbo Nikola Tesla, portato sullo schermo da Nicholas Hoult, genio al pari di Edison, ma con qualche problema psico-sociale. Con più spazio avrebbe potuto sicuramente rubare la scena al nostro Edison.

     Il film è molto intenso, ricco di rimandi storici e scientifici, con quel fascino che solo le pellicole biografiche sanno trasmettere. 
Per essere un film di fine luglio è una vera chicca. Il cinema ha bisogno di pellicole di questo tipo, troppi cinecomic da far da padrona sui cartelloni. Per questo, personalmente, mi sento di attribuire un giudizio molto positivo. 

Se devo individuare note dolenti, trovo un montaggio poco ispirato e una regia qualche volta confusa. Gestire un lungometraggio, il terzo per il regista Alfonso Gómez-Rejón, e un cast importante non deve essere stato semplice. 

Non è un capolavoro, ma in questa calda estate fa un gran figurone. Consigliata la visione al cinema, sia perché è un buon film sia perché si sta freschi in sala. 

Voto: 6/7

(J.J. Bustamante)