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Hammamet: regia lenta, ma Favino "Craxi" è da Oscar

Hammamet racconta gli ultimi sei mesi di vita di Bettino Craxi. 
È la fine del secolo scorso. Il presidente ha da poco lasciato l'Italia, dopo esser stato condannato in contumacia per corruzione e finanziamento illecito. Accanto a lui, la moglie e la figlia, mentre il secondo figlio è rimasto in Italia per difendere l’eredità del padre. Nel suo "esilio volontario" in pochi gli fanno visita: Fausto, il figlio dell'ex compagno di partito Vincenzo e un ospite suo "avversario, mai nemico".
Sono giorni provati dalla malattia, ma il rapporto con Fausto lo aiuta a far chiarezza. Infatti il giovane decide di raccogliere con la sua video camera i racconti privati di Craxi. 

         Il film si apre con l’ultimo Congresso del PSI, in cui Craxi viene eletto segretario da quasi tutti i delegati. 
Queste scene sono state girate alla Franco Tosi di Legnano. Vediamo una Franco Tosi messa a nuovo in cui il lavoro della ricerca di comparse nella nostra città dà tutti i suoi frutti. In termini di quantità, è, forse, la scena più importante del film. 
Tra le comparse, scoviamo volti noti in città, facili per i legnanesi da riconoscere all'istante. Proprio queste immagini saranno le più ricercate dagli spettatori di casa nostra, per rivedere se stessi sul set o per riconoscere il parente, l'amico, il personaggio conosciuto. Insomma, un cinematografico  e rinominato "chi si è visto?".

La trasformazione di Pierfrancesco Favino in Bettino Craxi è molto riuscita, grazie ad un sapiente lavoro del reparto trucco e parrucco. Già nei trailer Favino era irriconoscibile, nel film la trasformazione è di grande livello, roba da valer da solo il costo del biglietto. 
Che si sia guadagnato una nomination per i prossimi David di Donatello con questo ruolo? 
Se a spiccare è l’attore romano, il resto del cast non porta in scena comprimari all’altezza del protagonista. 

Menzione speciale anche per la colonna sonora curata dal Maestro Nicola Piovani. 
La pellicola, prodotta da Rai Cinema, però, risulta lenta. La regia è molto statica, il numero di inquadrature sono relativamente poche per un film da 126 minuti. Questo può significare maggior spazio alla recitazione. Molte le inquadrature fisse senza stacchi di montaggio su primi piani degli attori, per voler risaltare le qualità recitative, senza ricorrere a trucchi di montaggio. Questo sento di ipotizzare, ma in alcuni spezzoni del film la lentezza si sente molto.

Ciò non toglie che la “magia” del film biografico ha sempre il suo fascino ed è apprezzabile scoprire come Gianni Amelio, regista e sceneggiatore della pellicola, abbia voluto rappresentare gli ultimi mesi di vita di Craxi.

Voto: 6,5

(J.J. Bustamante)