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Carlo Lio: nessuna revoca dall'incarico di difensore civico regionale

Il difensore civico regionale, Carlo Lio, resta in carica. Il consiglio regionale della Lombardia oggi, martedì 15 ottobre, ha discusso e non approvato la mozione presentata dal Movimento 5 Stelle e dal PD che prevedeva la revoca dell'incarico, dopo il "caso Legnano" in cui il difensore civico aveva avuto un ruolo fondamentale, consentendo al consiglio comunale di restare attivo , nonostante non avesse più la maggioranza, attraverso un atto di surroga.

      La mozione è stata votata da 71 consiglieri: 31 a favore, 39 contrari, 1 astenuto. Nel dibattito, particolarmente severi proprio i firmatari della mozione.

Maria Rozza (PD) ha rigettato la figura di "manettari" con la quale erano stati definiti i democratici perché, invece, al suo partito si deve piuttosto attribuire l'immagine di "rispettoso della legge. Il consiglio comunale di Legnano - ha affermato la consigliera - non aveva più la maggioranza e quindi era illegittimo. Tutta la questione conferma comportamenti surreali anche al Viminale, inopportuni e contro la legge. Forza Italia, da parte sua si è inchinata a favore della Lega".
Il capogruppo di Forza Italia Gianluca Comazzi, prima di lasciare l'aula insieme agli altri consiglieri, aveva espresso forte dissenso sui contenuti della mozione e sulla sua opportunità.

"Il difensore civico - ha invece affermato Monica Forte (M5S) - ha abdicato alla sua imparzialità, favorendo la sua posizione politica. Siamo in presenza d un furto di democrazia, compiuto ai danni di cittadini che avevano il diritto di andare al voto. Il mio è un appello a tutto il consiglio regionale: recuperiamo l'etica di intervenire prima della Magistratura. Questo deve essere il principio ispiratore della politica". Dal M5S anche l'amarezza per il comportamento dei consiglieri di centrodestra che hanno abbandonato l’aula e sono rientrati solo per bocciare la mozione. 

Ricordiamo che il difensore civico Carlo Lio è indagato dalla Procura di Busto Arisizio per abuso d'ufficio. Con lui accusati anche gli ex amministratori Fratus, Cozzi e Lazzarini, che lo avrebbero "istigato" a intervenire con un provvedimento poi giudicato illegittimo, allo scopo di mantenere in vita il consiglio comunale.

(Marco Tajè)