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Prevenire le truffe, sangiorgesi a "lezione" dal dirigente D'Auria

    Il cuore della truffa è l'inganno e «tutti noi possiamo cadere in trappola», perché il truffatore, secondo il dirigente del Commissariato di Legnano, dr. Umberto D'Auria, si affida al «registro emotivo» della vittima per raggirarla e impossessarsi di tutti i suoi averi.

È quanto emerso nella conferenza contro le truffe tenutasi, giovedì 23 gennaio, nella sala consiliare di San Giorgio su Legnano. 

Davanti a un attento pubblico di sangiorgesi il vice questore aggiunto D'Auria ha spiegato non solo come difendersi dai truffatori, ma anche le strategie più comuni messe in atto dai malviventi. Una vera e propria "lezione", per cercare di prevenire questo genere di reato, alla quale hanno partecipato anche il sindaco Walter Cecchin e il comandante della Polizia Locale di Canegrate-San Giorgio, Ornella Fornara.  

Diversi i casi, accaduti realmente, portati ad esempio dal dirigente D'Auria, tra questi il classico anziano contattato telefonicamente da una persona che afferma di conoscere un parente con necessità di denaro, oppure la comune truffa del "mercurio nell'acqua". E ancora, finti tecnici di società che gestiscono i servizi (come Amga) che si avvicinano per strada alla vittima e riescono ad ingannarla. Oppure, finti tecnici accompagnati da un complice in divisa che suonano al campanello per effettuare controlli per sospette radiazioni di amianto e fughe di gas da verificare solo nel momento in cui tutti i preziosi vengano collocati nel frigorifero.

La formula vincente per difendersi resta sempre la stessa: «Non aprire mai la porta di casa - ha affermato il dirigente -. In caso d'insistenza, sempre senza aprire la porta, chiedete al presunto tecnico o agente in quale ufficio lavora e poi avvisate che effettuerete una chiamata per verificare la loro identità. Nel 90% dei casi il truffatore smetterà di importunarvi e scapperà via. La truffa è un delitto di frode che lede il patrimonio della vittima in maniera fraudolenta. E devasta emotivamente la persona colpita». 

(Gea Somazzi)