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Nadia in pensione: "I miei anni in Maxima"

Il giorno del pensionamento è arrivato. Nadia Ugolini, nostra lettrice, vuole ricordare così i suoi anni trascorsi in Maxima.

Ho iniziato a lavorare in Maxima per caso. Era il dicembre 1976 e mio padre, che faceva il capomastro, fu mandato per dei lavori a casa di due facoltosi signori di Cerro Maggiore. Questi, a lavori terminati, furono tanto soddisfatti dell’operato di mio padre che gli chiesero se avesse una figlia con il suo stesso talento e lui pensò subito a me. È così che iniziai a lavorare per loro. Si trattava di Titti Dell’Acqua e Massimo Pazzano, una coppia di brillanti imprenditori che partendo da zero erano arrivati a vendere borse pregiate in tutto il mondo guadagnandosi la nomea di “Re e Regina del coccodrillo”. Lui aveva occhi azzurri come il mare e un aspetto statuario. Lei, affascinante e dall'eleganza impeccabile, era sempre anticipata da un inebriante profumo (che poi scoprii essere Eau de Rocaille).

Ricordo ancora il mio primo giorno di lavoro: ci fu un'accoglienza cordiale, sentii l'odore intenso del pellame e vidi mani abili all'opera. La mia anima era entusiasta perché avevo una gran voglia di imparare e non mi sottraevo a nessun tipo di lavoro. A sera aspettavo impaziente che arrivasse il mattino seguente per ricominciare e diventare sempre più brava.

Con il tempo ho saputo letteralmente “rubare il mestiere” e passo dopo passo sono arrivata a realizzare in autonomia la mia prima borsa. Indescrivibile l’emozione quando l’ho tenuta tra le mani. Ero euforica nel vedere la mia creazione, il frutto del mio lavoro e della fatica.
Per me è stato un grande risultato quando sono stata in grado di gestire un tavolo di lavoro tutto mio e insegnare a mia volta come realizzare piccoli capolavori di artigianato.

Negli anni la Maxima per me non è stata solo un luogo di lavoro ma è diventata una seconda casa: mi ha vista ragazza, moglie e mamma. Il mio percorso lavorativo è l’esempio di una crescita che, in tutte le sue fasi, culmina in esperienza, maturità e consapevolezza che l’artigianato è ancora fondamentale per il nostro paese. Esso, infatti, conserva le tradizioni del passato ed è garanzia di altissima qualità e unicità.
Ora questo percorso è giunto al termine e mi rendo conto della fortuna che ho avuto ad imparare un mestiere così bello, e anche raro, come quello dell’artigianato.
Cosa mi aspetto? Che la gente continui ad indossare le centinaia di borse che ho realizzato in questi quarantatre anni!

Nadia