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Lo scrivo sulla pelle...

Gentile Dottoresse,
vi scrivo per un consiglio riguardo ad un problema con mio figlio di 17 anni con il quale sto discutendo da qualche tempo perchè vuole farsi un tatuaggio. Io, che ho quasi 60 anni, non capisco il senso di questa moda e sono molto contrario perchè ho paura che un giorno possa cambiare idea. Cosa fare? Dargli il mio permesso e addirittura accompagnarlo? In questo caso mi ha promesso che lo farà di piccole dimensioni. Oppure dirgli di no e aspettare che compia 18 anni sperando che cambi idea? Grazie  Roberto

 
Caro Roberto,
la Sua domanda pone l’attenzione su un fenomeno in aumento enon solo tra i giovani, quello di “scrivere” o “disegnare” sulla propria pelle. E’ un gesto che ha caratteristiche di indelebilità e permanenza e capisco che per questo La possa spaventare.
La parola “TATUAGGIO” ha un’origine polinesiana, in particolare “thaitiana” e deriva dal vocabolo “tatau”o“tatu” traducibile con “marcare con segni” “scrivere sul corpo”.
La modifica del proprio corpo per renderlo più attraente e per distinguerlo è una delle pratiche più antiche di cui siamo a conoscenza : sono stati ritrovati strumenti di epoca preistorica che servivano a questo scopo, corpi mummificati che recavano tracce di tatuaggi. L’uomo del ghiacciaio di Similaun ritrovato nel 1991 sulle Alpi Svizzere e risalente al 3300 a.C. presenta tatuaggi sulla schiena e sulle gambe. I Greci ed i Romani lo utilizzavano per marchiare schiavi, prigionieri disertori, stranieri, i Cristiani per riconoscersi tra loro, i carcerati o i marinai per segnalare la propria appartenenza ad un gruppo. In certe zone del mondo, come in Africa, ancora oggi viene praticato a quei giovani che hanno superato prove difficili, come passare qualche giorno da soli nella savana. Il marchio sulla pelle segna per loroun “rito di passaggio” al mondo degli adulti edè  una specie di”diploma”…scritto sulla pelle e conquistato con fatica.
Quello che un tempo si doveva conquistare…nel mondo consumistico di oggi, si può ottenere comprandolo. Dell’antico superamento di una prova, resta l’elemento della sofferenza fisica.
Ma se da sempre l’uomo vuole “scrivere” sulla propria pelle, possiamo pensare che questo gesto abbia un senso che vaoltre la moda.
L’immagine mentale che abbiamo di noi è infatti diversa dall’immagine vera, riflessa nello specchio. Modificando il nostro aspetto…procediamo in senso inverso :modifichiamo l’immagine riflessa per agire sull’immagine mentale.Hanno cura di questo i parrucchieri, gli estetisti, i chirurghi estetici.
Nel nostro aspetto, la pelle è il nostro mezzo corporeo di espressione e comunicazione più esteriore. Con il tatuaggio diventa un personale quaderno su cui scrivere qualcosa della propria storia in un preciso momento.E’ un gesto che dovrebbe concorrere ad aumentare la sicurezza personale e che può svolgere anche altre funzioni.
Protettiva, quasi esorcizzante, come se quel disegnofosse un amuleto.
Terapeutica, per accompagnare un parallelo cambiamento interiore.
Comunicativa, poiché è un messaggio verso l’esterno che racconta qualcosa di sé.
Biografico,in quanto dà informazioni sulla persona che lo porta.
Estetico, migliorativo : può essere “indossato” al pari di un gioiello.
Sociale, soprattutto tra i giovani, perché segnala l’appartenenza ad un gruppo e,come i graffiti,è un modo per marcare un territorio.
Certamente il tatuaggio crea un senso di unicità, sottolinea un’individualità ma al tempo stesso altera e modifica qualcosa che ci è stato “dato” dalla nascita.
Immagino quanto sia difficile, per Lei, essendo contrario, dover affrontare la determinazione di un figlio in questa direzione. Il suo timore è comune a molti genitori, cioè che il figlio un giorno possa pentirsi, e voler cancellare il tatuaggio. E’ una paura sensata : accanto all’aumento di questo fenomeno, c’è anche quello opposto, cioè la crescita del numero di persone che ne chiedono l’eliminazione. Quel segno si deve rimuovere perché non è più riconosciuto come facente parte della propria identità, non è più integrato con il Sé. I motivi per cui è stato fatto, in quel preciso momento, si vogliono dimenticare e viene allora vissuto come un elemento estraneo.
Quando il tatuaggio viene impresso sulla pelle, infatti, si hanno un’età e determinate motivazioni che poi nel tempo possono svanire, mentre quel segno continua a ricordarle.
La stessa qualità della pelle che si ha in quel momento può cambiare nel corso del tempo, alterando il disegno. Il tatuaggio non contempla per sua natura un concetto fondamentale dell’essere umano, cioè la modifica, il cambiamento, l’evoluzione, perché “fissa” qualcosa nel tempo. Ma è proprio questa, per molti, la motivazione a farlo.
Le consiglierei di affrontare molto francamente questa riflessione con suo figlio, motivando le proprie ragioni ma interessandosi anche ai motivi della sua scelta e provando a capirli. Ma se è davvero contrario, come padre, non può dare il suo assenso. Suo figlio dovrà aspettare un anno per poter esercitare il diritto legale di prendersi la responsabilità delle proprie scelte e, per il momento,accettare il suo coerente diniego. Lei, però, dovrà fare lo stesso se, al compimento dei 18 anni, suo figlio manterrà il suo proposito.
Nel frattempo…ha tutto il diritto di sperare che i mesi a venire lo portino a cambiare idea!

Dott.ssa Elisabetta Munaro, Psicologa Psicoterapeuta

 

Studio di Psicologia dott.sse Basilico, Facchetti, Munaro

www.studiodipsicologia.mi.it

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