Alessia, la ricercatrice che ha isolato il virus: «Primo passo per combatterlo»

Alessia Lai, ricercatrice di Parabiago, fa parte della squadra di ricercatori dell’Ospedale Sacco che 4 giorni dopo l’inizio della ricerca sul materiale biologico dei primi tre pazienti italiani di Coronavirus, è riuscita a isolare la versione italiana del Covid-19

Insieme a lei, coordinati dall'immunologa Claudia Balotta, fanno parte della squadra Annalisa Bergna, Arianna Gabrieli, il ricercatore polacco Maciej Tarkowski e il professore Gianguglielmo Zehender.

«Lo scorso venerdì, quando sono arrivati i primi pazienti positivi, che provenivano dalla zona rossa attorno a Codogno, abbiamo prelevato il materiale biologico, e da domenica abbiamo cominciato a monitorare in vitro la crescita del virus e l’effetto sulle cellule: in questo modo potremo seguire le sequenze molecolari, capire come il virus si è sviluppato, quale è la sua origine e se è mutato nel tempo», spiega Alessia Lai che lavora al Sacco da 15 anni, prima come dottoranda, poi come assegnista e attualmente come libera professionista. 

A differenza del virus isolato allo Spallanzani, originario della Cina, il coronavirus  isolato al Sacco è quello che si sta diffondendo in Italia. I ricercatori potranno pertanto individuare le differenze fra i due, stabilire il percorso del virus in Italia, e capire se questo appunto è cambiato nel tempo e in che modo. «Quello a cui siamo arrivati - spiega la ricercatrice parabiaghese - è un punto di partenza, un passo importante, ma adesso è fondamentale andare avanti nella ricerca: in pochi giorni potremo già avere risultati importanti che potranno nel tempo permettere ai nostri colleghi di sperimentare i farmaci e i vaccini per curare il virus».

È ottimista sulla possibilità di arginare la diffusione del virus? 

«Le misure di contenimento e prevenzione stanno avendo effetto - risponde Alessia Lai - I casi di guarigione sono un fattore positivo. Bisogna continuare a seguire le indicazioni, senza panico». Il lavoro del team di ricercatori in questi giorni è estremamente intenso: «Lavoriamo 12-13 ore al giorno: è il nostro lavoro, ci piace, lo facciamo con passione e per la salute di tutti», spiega senza esitazione la ricercatrice che sta ricevendo molti grazie e complimenti, tra questi anche quelli del sindaco della sua città, Raffaele Cucchi.