Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità, se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Chiudendo questo banner o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

Sicurezza sul lavoro, Cgil, Cisl e Uil chiedono più controlli

La sicurezza sul lavoro preoccupa anche i sindacalisti dell'Altomilanese che si uniscono a Cgil, Cisl e Uil Lombardia nel chiedere a Regione Lombardia di  rafforzare l'attività ispettiva. 

Con l'incidente plurimo avvenuto oggi a Arena Po sale a 103 il numero dei morti sul lavoro in Lombardia da inizio anno. «Una situazione inaccettabile – affermano Cgil, Cisl e Uil Lombardia - che impone una risposta forte e immediata degli organi competenti. Chiediamo innanzitutto a Regione Lombardia, che ha la responsabilità della tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, misure immediate per rafforzare un'attività ispettiva palesemente insufficiente, inadeguata, rispetto al grave peggioramento degli accadimenti infortunistici, e in particolare di quelli mortali».

«Lo diremo all'assessore regionale al Welfare nell'incontro che, come Cgil, Cisl e Uil Lombardia, avremo il 16 pomeriggio – proseguono - così come lo ribadiremo nell'iniziativa pubblica che stiamo preparando».

Il 30 settembre anche i sindacalisti legnanesi di  Cgil, Cisl e Uil manifesteranno in Piazza Città di Lombardia e chiederanno ancora una volta alla Regione di decidere l'impegno di spesa degli 8 milioni di euro (raccolti nel 2018 dalle Ats attraverso le sanzioni irrogate a seguito delle violazioni alle norme antinfortunistiche) rafforzando gli organici e i controlli nei luoghi di lavoro da parte dei servizi di prevenzione e sicurezza (Spsal) delle Ats, e azioni condivise per contrastare il tragico andamento infortunistico di questi mesi.

Cgil, Cisl e Uil Lombardia chiedono con forza che anche le «associazioni datoriali si assumano le loro responsabilità, attraverso una partecipazione attiva e consapevole ai tavoli istituzionali, sia regionali che territoriali, richiamando anche i loro associati al fatto che la competitività delle imprese di questo Paese non si può giocare sulla riduzione dei diritti e sulla pelle dei lavoratori».