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Crisi nel commercio, oltre mille i lavoratori coinvolti sul territorio

Oltre mille i lavoratori coinvolti in vertenze riguardante il settore del commercio sul territorio. L'80% di questi sono donne con figli, molti dei quali appartengono a famiglie monoreddito. Quale sarà il loro futuro? A chiederselo sono gli stessi sindacalisti della Filcams Cgil Ticino Olona impegnati come tutte le altre sigle sindacali a lottare per tutelare non solo il livello occupazionale, ma anche per evitare che l'Alto Milanese diventi un' "arida" periferia.

        Un quadro decisamente preoccupante quello descritto da Vincenzo Bevilacqua segretario generale della Filcams Ticino Olona affiancato dai sindacalisti Milena Padovani e Francesco Vicari.

Le più importanti vertenze sul fronte commerciale aperte sul territorio sono due: la chiusura e il fallimento di Mercatone Uno  (30 lavoratori in cassa integrazione solo a Legnano) e il passaggio tra Auchan e Conad che vede il coinvolgimento di 350 dipendenti a Rescaldina, 180 a Nerviano più quelli del Simply di San Vittore Olona. A queste si aggiunge la crisi di Gran Casa dove la situazione è ancora in bilico con 150 lavoratori a rischio. 

«Oltre a queste grandi vertenze ci sono le piccole attività del territorio in crisi che licenziano o sottopagano i lavoratori senza tutele e ammortizzatori - spiega Bevilacqua -. Sommando il tutto arriviamo a un migliaio di persone coinvolte solo nel settore commercio, che di fatto è una realtà complessa, dove i sindacalisti faticano ad entrare. Spesso i lavoratori bussano alla nostra porta quando ormai non c'è più niente da fare. Noi non siamo un pronto soccorso, il nostro compito è quello lottare per prevenire il peggio, quindi tutelare il livello occupazionale». 

Il futuro per Bevilacqua non è affatto roseo, in quanto, teme altri stati di crisi vista «la mancanza di una politica che salvaguardi il mercato dell'Alto Milanese». Il segretario della Filcams locale ha portato l'esempio della recente apertura di Bricoman a poca distanza da Obi e Bricofer, oppure l'arrivo di una nuova Coop Lombardia a Busto Garolfo che «metterà in seria difficoltà la storica Coop di via Arconate - spiega Bevilacqua -. Non c'è una logica, ma solo azioni di cannibalismo tra marchi a discapito dei lavoratori. Facendo così il nostro territorio si sta inaridendo: non vogliamo diventare una provincia dormitorio dell'hinterland di Milano. Dobbiamo salvaguardare questa zona e chiediamo alla politica di darci una mano favorendo la progettualità e la pianificazione commerciale e industriale dell'Alto Milanese». 

(Gea Somazzi)